Categoria: psicoterapia

La CTU, Consulenza Tecnica d’Ufficio, in pillole

CTU

In ambito civile, nei casi di separazioni e/o divorzi conflittuali, affidamento ecc., la funzione della CTU è quella di fornire al Giudice, notizie supplementari oltre a quelle già in suo possesso.

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Resilienza

resilienza

L’Help Center dell’APA (Associazione degli Psicologi Americani) definisce la resilienza come ‘il processo di adattamento di fronte alle avversità, ai traumi, alle tragedie e ad altre significative fonti di stress. Significa in sostanza ‘tirarsi fuori’ dalle esperienze difficili’.

Ci si propone quindi, di non ridurre mai la persona ai suoi problemi ma di sottolineare anche le sue potenzialità: ciascuno deve divenire responsabile del proprio processo di cambiamento.

Alla resilienza, nella visione dell’APA, contribuiscono una combinazione di diversi fattori:

  • La capacità di socializzare e di relazionarsi in modo supportante dentro e fuori la famiglia, intessendo relazioni in grado di stimolare amore e fiducia, e di offrire modelli di ruolo rassicuranti;
  • la capacità di progettare realisticamente le proprie mete e di pianificare tappe per conseguirle;
  • una visione positiva di sé e fiducia nelle proprie capacità e risorse;
  • la capacità di comunicare adeguatamente;
  • la capacità di controllare le emozioni e gli impulsi.

Sono stati poi identificati fattori di rischio e fattori di protezione che andrebbero ad incidere sulla possibilità di essere resilienti.

Come fattori di rischio abbiamo:

  • complicazioni perinatali;
  • ritardo nello sviluppo sensomotorio;
  • malattia cronica;
  • temperamento irritabile;
  • iperattività.

Come fattori protettivi invece abbiamo:

  • buona competenza sociale;
  • intelligenza almeno nella media;
  • buona autostima;
  • capacità di ricorrere all’oppoggio positivo degli altri dentro e fuori dalla famiglia;
  • buonumore e ottimismo;
  • capacità di affrontare in modo adeguato i problemi invece di attivare processi di vittimizzazione, evasione, reazioni aggressive;
  • buona gestione dell’autonomia personale;

In generale vengono suggeriti 10 modi per costruire la resilienza:

  1. sviluppare una buona rete di connessioni sociali
  2. evitare di considerare le crisi come problemi insormontabili
  3. accettare che il cambiamento faccia parte della vita
  4. puntare alla realizzazione dei propri obiettivi
  5. agire in modo deciso
  6. nutrire un’immagine positiva di sé
  7. considerare le cose in prospettiva
  8. mantenere una visione ottimistica
  9. prendersi cura di sé
  10. creare modalità personali di rafforzamento della resilienza

http://aipgitalia.org/media/pdf/Adriani_2016.pdf

 


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Burn Out

Burn-out

Il “burn out” (letteralmente vuol dire ‘scoppiato’, ‘bruciato’) è definito come cedimento psico-fisico e ridotta realizzazione personale, che può insorgere in coloro che svolgono una professione basata sulla ‘relazione d’aiuto’ tra operatore e utenti.
Tali attività lavorative implicano un intenso coinvolgimento emotivo, responsabilità morali e stress  molto elevati, che spesso, se non sussistono adeguate misure di prevenzione, possono indurre sensazioni di ansia , paura, frustrazione. In casi estremi tale sindrome può implicare conseguqnze psicopatologiche come insonnia , problemi coniugali o familiari, incremento nell’uso di alcol o farmaci e deteriorare la qualità delle cure o del servizio prestato dagli operatori.
Sono molti i professionisti socio-sanitari a rischio di burn-out, ma quelli più esposti sembrano essere operatori di comunità, educatori, insegnanti, riabilitatori psichiatrici, assistenti sociali e infermieri, in quanto sono professionalità caricate da una duplice fonte di stress : il loro stress personale e quello della persona aiutata.

CARATTERISTICHE

  • esaurimento emotivo: consiste nella sensazione di essere in continua tensione, svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di una povertà di sentimenti verso gli altri;
  • depersonalizzazione: si manifesta con una presa di distanza, rifiuto, comportamenti negativi e sgarbati nei confronti di chi riceve la cura o il servizio;
  • ridotta realizzazione personale: riguarda il sentirsi inadeguati al proprio lavoro, la caduta dell’autostima e la sensazione di insuccesso nella propria professione.
  • sintomi fisici: apatia, disturbi del sonno, disturbi gastro-intestinali, perdita e/o aumento di peso, frequente mal di testa, difficoltà sessuali;
  • sintomi comportamentali: impulsività, irritabilità e aggressività, assenteismo, abuso di psicofarmaci e di alcool, conflitti in famiglia e con il partner, impazienza eccessiva;
  • sintomi cognitivi-affettivi: distacco emotivo dal cliente, metodo di lavoro con procedure standardizzate, atteggiamento critico verso i colleghi, mancanza di entusiasmo nel lavoro e fuori dal lavoro, depressione, cinismo, perdita di entusiasmo, frustrazione, perdita di motivazione.

POSSIBILI SOLUZIONI

L’aiuto più efficace per la persona è sicuramente un intervento da parte di un professionista, che possa fornire strumenti che permettano una comprensione del problema e del legame tra il proprio comportamento ed il contesto lavorativo. Una volta acquisite e messe in pratica le modalità più efficaci di comportamento, è molto utile valutare anche quanto tempo si sta dedicando al lavoro più del dovuto e dedicarsi maggiormente a se stessi, ai familiari e agli amici. Inoltre, si può cercare di far diventare un’abitudine il dedicare più tempo a se stessi, sviluppando i propri interessi o creandone dei nuovi, senza tornare ai problemi legati al lavoro.

FONTE: https://www.consultorioantera.it/approfondimenti/difficolta-lavorative/burn-out.html

 


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